Modus operandi

I tre obiettivi principali del nostro lavoro sono:

  • migliorare la qualità della vita attraverso l'interazione e l'inclusione sociale
  • rispondere in modo armonico ai diversi livelli di crescita, senza automatismi ed omogeneizzazioni
  • sostenere e supportare le famiglie

Vogliamo superare la rappresentazione dei servizi come luoghi che erogano prestazioni, ritagliate su persone che sono a loro volta spezzettate e private di un discorso (di una narrazione), in cui possano riconoscersi come persone, prodotto di un intreccio continuo e non di binari che proseguono paralleli.

Cerchiamo quindi di pensare e realizzare luoghi ed interventi che non siano speciali, gestiti da professionisti specializzati e frequentati da persone con caratteristiche talmente particolari, da richiedere progetti pensati appositamente per ciascuno. Ma piuttosto punti di incontro, in cui convergono saperi, metodologie, bisogni primari, desideri, corpi, storie… che non appartengono soltanto a chi i servizi li frequenta. Per questo è importante operare orientando la propria azione su elementi trasversali alla singolarità di un servizio:

  • la continuità temporale (dalla scuola al centro diurno/lavoro, dal centro diurno al servizio residenziale).
  • La partecipazione delle famiglie: dalle due assemblee all'anno all'elaborazione congiunta del Progetto individualizzato, alla responsabilizzazione rispetto alla gestione ed al finanziamento del servizio.
  • Il modello di servizio post-scolastico che abbiamo e le sue prospettive di cambiamento (e questo tema porta con sé anche la nostra rappresentazione dell'assistenza e dell'educazione, perché tutti i pezzi si muovono e si modificano in maniera interdipendente).
  • Le modalità di finanziamento e reperimento delle risorse economiche, professionali, relazionali.

L'azione educativa è sostanzialmente finalizzata al cambiamento. Nella direzione di un maggior benessere della persona (autonomia, competenze adeguate al proprio ambiente di vita, conoscenze, opportunità di esperienza e sperimentazione di sé) e del contesto sociale nelle sue diverse dimensioni. Come tale, non può che essere un'azione politica, definita cioè da scelte, effettuate sulla base di valori di riferimento, esperienze pregresse, sapere professionale.

Intendendola in questo modo, la valenza trasformativa di un'azione educativa non può limitarsi al singolo servizio: deve necessariamente investire il contesto sociale, nelle sue dimensioni istituzionali ed informali. Concretamente, ciò si traduce nella conoscenza delle normative di riferimento ed in un approccio critico ad esse (se non vanno bene, mi adopero per modificarle); nella conoscenza degli apparati istituzionali e dei processi di progettazione ed affidamento di un servizio; nella partecipazione ai processi concertativi territoriali; nella condivisione delle pratiche gestionali dei servizi.

Sono alcuni esempi. L'importante è non chiudersi nel servizio e nell'orizzonte creato unicamente da se stessi in rapporto all'utenza, perché il rischio concreto è la perdita di incisività della propria azione, così che essa viene ad avere un senso ed un valore unicamente nella dimensione artificiale del servizio, sconnessa dai processi trasformativi che, se non conosciuti e partecipati, possono condizionarne anche la possibilità di esistenza.

 
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