Dipendenze patologiche

Adolescenti Giovani

 

Le attività ed i servizi che svolgiamo nell'ambito delle politiche giovanili hanno una storia ormai ventennale. La funzione da loro svolta nel territorio è ormai consolidata da pratiche sperimentate ed in continua trasformazione, alla continua ricerca di una sintonia tra proposte progettuali e ragazzi/ragazze a cui i servizi si rivolgono:

  • centri d'aggregazione per adolescenti
  • centri giovani
  • centri d'ascolto
  • attività d'orientamento nelle scuole
  • attività educativa di strada
  • corsi di sensibilizzazione nelle scuole superiori
  • attività di consulenza psicologica
  • corsi di formazione e qualifica
  • tirocini universitari e di avviamento professionale.

In questa fase storica dei servizi, così soggetta a trasformazioni e cambiamenti, crediamo sia importante affermare chiaramente gli elementi che ci orientano:

  • gli utenti dei servizi, che sono ragazzi e ragazze con un nome, un cognome, una storia personale ed un contesto di provenienza; che frequentano i servizi e le attività proposte; che crescono e condividono il loro percorso di crescita con i loro coetanei e gli educatori. Ciascuno di loro, frequentando il centro, rappresenta anche l'idea di adolescente e giovane che abbiamo: cosa ci aspettiamo da lui, quale futuro pensiamo ed aiutiamo a progettare, quali pensiamo siano i suoi bisogni e le sue capacità.
  • I servizi, oltre ad essere luoghi di accoglienza ed attività, sono snodi di una rete di soggetti (Enti pubblici, Scuola, volontariato…) che costituisce un patrimonio relazionale ingente sul quale possono sostenersi politiche d'integrazione degli interventi educativi, comprese le risorse economiche e progettuali.
  • Le lavoratrici ed i lavoratori della Cooperativa Sociale Labirinto che costituiscono la struttura sostanziale del progetto, con la loro presenza quotidiana e connotata professionalmente. Sono i collettori delle storie personali ed i riferimenti per i ragazzi e le ragazze che frequentano i servizi e per le loro famiglie: in questo senso, sono dei rilevatori presenti sui territori, in grado di cogliere i bisogni e le loro trasformazioni, ma anche le più articolate dinamiche sociali che attraversano il nostro tessuto comunitario.

Segnaposto

Modus operandi

I nostri sono servizi aperti, la cui soglia, in entrata ed uscita, è bassa e non rigidamente selettiva. Ciò significa che durante l'orario di apertura previsto, l'accesso è libero, condizionato da alcune regole di convivenza e basato sulla partecipazione volontaria alle attività previste. Devono quindi essere pensate e predisposte modalità di accoglienza differenziate ed occasioni di coinvolgimento dei ragazzi e delle ragazze nella programmazione quotidiana, sia a breve che a medio e lungo termine.

L'approccio al ragazzo/ragazza che frequenta il servizio è individualizzato, per quanto riguarda l'ascolto e l'accoglienza, ma la progettazione educativa è costantemente centrifuga, cioè finalizzata all'offerta di opportunità d'esperienza ed integrazione delle diverse dimensioni di vita del ragazzo/ragazza: occorre cioè evitare ogni deriva di presa in carico eccessivamente personalizzata, per non polarizzare il lavoro educativo e permettergli di mantenere uno sguardo su tutto il contesto.

I servizi lavorano in un'ottica di promozione/prevenzione, cioè di costante equilibrio tra la proposta e l'ascolto, tra l'osservazione delle dinamiche e l'intervento diretto, tra l'interdizione esplicita e la sollecitazione ad elaborare regole di convivenza. La quotidianità del centro è il luogo in cui ciò accade, nelle forme più diverse, visibili e trasversali. La progettazione condivisa di un laboratorio, la turnazione per l'uso del tavolo da ping pong, la gestione delle attrezzature a disposizione, l'incontro con persone esterne: ogni attività è occasione per permettere un'elaborazione individuale e di gruppo di ciò che accade, alla ricerca di soluzioni per i conflitti e di opportunità d'esperienza positive.

La progettazione educativa dei centri è uno strumento di mediazione sociale che permette, ai ragazzi ed alle ragazze che li frequentano, di fare esperienze reali di convivenza fra pari e con gli altri soggetti del territorio (quartiere, città). L'obiettivo è favorire la condivisione, la co-progettazione, l'incontro, il confronto, perché si costruisca un senso di cittadinanza che non sia mero valore morale, ma concreta necessità di elaborare insieme le forme di convivenza. Per questo la programmazione è fortemente centrata sul rapporto con altri soggetti del territorio e su attività condivise, facendo costantemente uno sforzo di visibilità, che è rafforzamento dell'identità e valorizzazione dell'azione dei ragazzi e delle ragazze.

La progettualità educativa si basa quindi su un uso meditato ed articolato del tempo (con un'attenzione particolare a non saturare ogni momento di proposte e stimoli, ma lasciando indeterminate alcune parti dell'organizzazione, così che ne sia percepita la flessibilità e la valenza di apertura e possibilità), ma anche su una riflessione, che si fa poi azione, sugli spazi. Ritorna in più punti il tema del territorio: una parola molto usata, che fa riferimento allo spazio fisico in cui si colloca un centro o in cui vivono i ragazzi e le ragazze che frequentano i centri. E' definito da punti topografici e da luoghi significativi; le sue coordinate possono essere delineate da strade, quartieri, edifici particolari. E' strutturato su informazioni, opportunità, vincoli, messaggi, riferimenti culturali e valoriali.

Diversi servizi, ad esempio, sono collocati ai bordi delle città. Ciascuno di essi ha un legame preciso e costruito nel tempo con il quartiere in cui si trovano. Hanno relazioni significative con altri servizi che si trovano loro vicino (biblioteche, centri sociali…), o con altri soggetti la cui presenza è legata ad una presenza fisica (parrocchie, negozi…). Possiamo immaginare le linee che collegano ciascun centro con questi altri luoghi significativi (ad es, tra un centro per anziani ed un centro d'aggregazione, per fare insieme attività di cucina… oppure tra un circolo Arci ed un Centro giovani ….), ne vediamo la ricchezza relazionale ed immaginiamo il piacere che queste relazioni possono portare. In altri casi, queste linee sono magari in fibrillazione, in costante tensione, pronte a spezzarsi. E lì compare l'intervento educativo, a tenere e riannodare.

Come pure si lavora sul dilatarsi ed il farsi evanescente della dimensione spazio-temporale, prodotta dall'uso dei mezzi di comunicazione tecnologicamente avanzati: relazioni interpersonali, memoria, produzione creativa.... attraversano orizzontalmente la vita dei ragazzi e della ragazze, ampliando le possibilità di esperienza ed i rischi legati ad una eccessiva astrazione e superficialità. In questo caso il lavoro è di favorire la riflessione sull'utilizzo di questi strumenti, bilanciando costantemente l'esperienza con opportunità di incontro e prossimità fisica (laboratori creativi, cene, tornei, feste) che non hanno soltanto una valenza ricreativa, ma sono esperienze di sperimentazione e godimento di relazioni interpersonali, di tempo e di piacere condivisi.

 

Consorzio Sociale Santa Colomba

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