Il 3 ottobre ricorre la "giornata nazionale delle vittime dell'immigrazione", istituita in ricordo delle 366 vittime del naufragio avvenuto al largo di Lampedusa il 3 ottobre 2013.

Vogliamo ricordare questa ricorrenza raccontando una storia in positivo: il primo "ricongiungimento familiare" realizzato a Pesaro nell'ambito delle attività dello SPRAR (Servizio di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati) tra un rifugiato curdo-iracheno, sua moglie e le sue figlie.

LEGGI LA STORIA

Dal Kurdistan iracheno a Pesaro, una famiglia ricongiunta.

Si chiamano SPRAR (Servizio Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati), sono strutture di “seconda accoglienza” finanziate dal Ministero dell’Interno e si distinguono dalle strutture di emergenza per chi è appena sbarcato. A Pesaro ne sono presenti tre: due sono gestite in un progetto a titolarità delle Provincia di Pesaro e Urbino (lo SPRAR “Invictus” e lo SPRAR “Pesaro Accoglie”, riservato a persone con disabilità riconosciuta), mentre lo SPRAR “Tandem”, operante da pochi mesi, è a titolarità del Comune di Pesaro.
La cooperativa Labirinto è partner sia della Provincia che del Comune nella gestione degli SPRAR di Pesaro. E’ in questo contesto che si svolge la storia di Karwan, parrucchiere curdo iracheno giunto in Italia due anni fa e da un anno circa ospite di “Pesaro accoglie”. Karwan ha lasciato nel Kurdistan tormentato dalla guerra la moglie e tre bambine di 10, 6 e 2 anni; la più piccola ha fatto appena in tempo a vederla nascere prima di partire per la rocambolesca rotta che dalla Turchia ai Balcani lo ha portato fino in Italia, paese in cui gli hanno preso le impronte digitali e che quindi, in base al protocollo di Dublino, deve esaminare la sua domanda di asilo, anche se Karwan era diretto in Danimarca dove vivono alcuni suoi familiari.
Ottenuto lo status di rifugiato, Karwan intraprende la non facile istanza per il ricongiungimento con la moglie e le figlie: si deve alla caparbietà ed alla passione della operatrice legale di “Pesaro accoglie”, alla sua tenacia nel lavorare con il console italiano in Iraq se pochi giorni fa l’iter di ricongiungimento si conclude.
Gli operatori dello SPRAR per disabili “Pesaro Accoglie” che hanno accompagnato Karwan alla Malpensa, dove il rifugiato curdo-iracheno ha riabbracciato moglie e figlie, hanno vissuto un’emozione difficilmente raccontabile, condividendo un piccolo ma intensissimo episodio del dramma che, come mai prima d’ora, coinvolge milioni e milioni di persone in tutto il mondo.
La famiglia ricongiunta ha quindi trovato ora alloggio a Pesaro in un appartamento dello SPRAR “Tandem” che si caratterizza per non utilizzare grandi strutture, ma piccoli appartamenti disseminati in tutta la città. Un modello di integrazione e non ghettizzazione dei richiedenti asilo che è stato inserito dall’ANCI tra i 5 casi di eccellenza da proporre ai comuni italiani.
E’ qui, nella palazzina scelta per accogliere Karwan, che il destino di quest’uomo e della sua famiglia si intreccia con quelli di Paolo, un vicino di casa 73enne che, quando si accorge che l’appartamento a fianco al suo verrà occupato da dei “profughi”, manifesta con veemenza tutta la sua ostilità. Quando però Paolo viene a sapere che come nuovi vicini di casa avrà una famiglia con tre bambine cambia atteggiamento. Il giorno prima dell’arrivo di Karwan, Paolo mostra agli operatori dello SPRAR una sua foto di quando aveva due anni, scattata davanti alla caserma di Pesaro, dove con un cartello cercava una famiglia che lo accogliesse.
Anche Paolo è stato un profugo: scampato alla terribile battaglia di Monte Cassino, trovò accoglienza a Pesaro e dieci anni più tardi, quando la sua famiglia d’origine avrebbe voluto riprenderlo con sé, scelse di rimanere nella città che lo aveva accolto e in cui era cresciuto. L’incontro con altri profughi ha riaperto un po’ un cuore indurito dal tempo e da una storia personale travagliata.

Consorzio Sociale Santa Colomba

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