Chi ero, chi sono, chi sarò. Un'emozionante performance a Pesaro il 26 Agosto scorso.

L’arte è spesso il mezzo capace di creare un linguaggio universale  attraverso il quale mondi lontanissimi riescono a venire a contatto. Cosa si cela dietro lo sguardo di un giovane che è sbarcato in Italia e osserva un mondo così diverso da quello di un villaggio dell’Africa? Che passato nasconde, che futuro sogna, di cosa è fatto il suo presente?
IDENTITA’ SFOCATE è il nome della performance ideata da Christian Riminucci, artista pesarese che, dopo alcuni anni di lavoro come educatore nella cooperativa Labirinto, di cui è tuttora socio, è partito per Berlino per seguire un corso di specializzazione per artisti in situazioni educative. Grazie a un finanziamento ottenuto in Germania dal Fondo Sociale Europeo, Christian è tornato quest’estate nella nostra provincia per svolgere un percorso artistico-educativo a Lunano, preso il centro “Senza confini” di Lunano, gestito dalla cooperativa sociale Il Soffione in collaborazione con la Labirinto, con i giovani minorenni stranieri non accompagnati richiedenti asilo. “Senza confini” è infatti la struttura dello SPRAR (Servizio di Protezione per Richiedenti Asilo
  e Rifugiati) della nostra provincia che a Lunano accoglie 10 ospiti appartenenti a questa categoria di rifugiati mentre a Pesaro, in diverse strutture, ne ospita un’altra cinquantina, una parte dei quali disabili. A Lunano i ragazzi provenienti da Nigeria, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Senegal, Egitto e Bangla Desh sono ospitati fino al raggiungimento della maggior età, frequentano corsi di Italiano e vengono inseriti nelle attività educative, ricreative, culturali, sportive, ludiche, aggregative che ogni ragazzo ha diritto a praticare.

 
Il 26 Agosto sul moletto di Pesaro, al tramonto, Christian ed i ragazzi ospiti a Lunano hanno dato vita ad un’emozionante performance che ha consentito a chi passeggiava sul lungomare di entrare in comunicazione con il loro mondo sconosciuto. Con una maschera bianca sul volto si sono alternati in una specie di camerino con le pareti opache posizionato proprio in cima al molo a ricordare lo sbarco, l’arrivo dal mare di questi uomini dai tratti offuscati dal vetro opaco: una soluzione di grande effetto scenico che forse ha consentito un minor contatto con i “passanti”, rendendolo possibile solo a chi si recava fino in cima al molo, dove era possibile rivolgere domande da fuori dal camerino e sorprendersi nel ricevere risposte spesso inaspettate. I ragazzi ospiti del “senza confini” hanno infatti in pochi mesi imparato la nostra lingua e naturalmente tra i più attivi a porre domande al di qua del vetro opaco sono stati bambini e ragazzi.  A poca distanza dal “camerino”, su una panchina, Christian ha disposto, uno dopo l’altro, dei trittici di grandi fotografie rappresentanti il passato, il presente e il futuro del ragazzo che era in quel momento nel camerino. Un passato fatto di case bruciate, di navi che affondano come fossero di carta, di uomini armati e mascherati che ti rubano i soldi per il viaggio e il telefono che ti hanno dato i genitori, di camion assaliti da uomini col machete. Storie tremende narrate con il garbo di una foto simbolica, così come foto simboliche raccontano le speranze per il futuro di questi ragazzi, dal sogno di giocare nel Real Madrid o di fare il motociclista a quello molto più banale di avere una casa, di ricongiungersi con la famiglia in una situazione di pace. Ma è la foto centrale, il presente, che accomuna questi ragazzi, un presente fatto di attesa e di speranza di avere il permesso di soggiorno, di essere riconosciuti come rifugiati, di poter aspirare a costruirsi un futuro in pace. Un’attesa rappresentata come una situazione di enorme angoscia che vede uomini legati e immobilizzati appesi alla speranza che la propria istanza venga accolta. Parte integrante della performance la documentazione, centrata soprattutto sulla reazione del pubblico, a cui viene chiesto di esprimere e lasciare il proprio parere su ciò che sta vedendo. Alla fine i giovani si sono tolti le maschere ed hanno dialogato apertamente con il pubblico. Il contatto è stabilito, l'arte applicata alle situazioni educative di Chirstian Riminucci ha trasformato per una sera il moletto del lungomare di Pesaro in un luogo di comunicazione "senza confini".   
 

Consorzio Sociale Santa Colomba

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