Oltre 100 iscritti al seminario “Etnopsichiatria. Cultura-territorio” organizzato dalla Cooperativa Sociale Labirinto, in collaborazione con il Centro di Salute Mentale dell’Asur area Vasta n.1 e con il Comune di Fano - Assessorato alle politiche sociali e pari opportunità, per celebrare la Giornata mondiale del rifugiato

Un tema delicato scelto per celebrare a Fano la Giornata Mondiale del Rifugiato, organizzata, dietro richiesta del Comune di Fano - Assessorato alle politiche sociali e pari opportunità e del Centro di Salute Mentale dell’Asur area Vasta n.1, in collaborazione con la cooperativa sociale Labirinto, per sensibilizzare non solo gli addetti ai lavori, ma l’intera cittadinanza sul rapporto tra migrazione e salute mentale. Il convegno dal titolo “Etnopsichiatria. Cultura-territorio” conferma la sensibilità della città e della cooperativa verso la condizione di milioni di rifugiati e richiedenti asilo, in tutto il mondo, costretti a fuggire da guerre e violenze, e che vivono un processo traumatico con ripercussioni sugli stati emotivi e personali, talvolta gravi; da qui la riflessione sui possibili approcci di diagnosi e cura da rivolgere a persone di diverse nazionalità.

Dopo il saluto delle autorità, sono intervenuti il dott. Germano Greco psichiatra, psicoterapeuta, psicoanalista junghiano che ha introdotto il convegno ponendo l’attenzione sulla motivazione che ha spinto a promuovere l’evento, il Dott. Paolo Cianconi, primario emerito di Novara, docente di Psichiatria al Regina Coeli di Roma, formatore nell’etnopsichiatria, su “Salute, malattie, cure. Il ruolo dell’etnopsichiatria”, il prof. Moulay Zidane Elamrani, formatore in comunicazione interculturale e arabista all’Università di Milano e Padova, in “Interculturalità e interreligiosità. Dalle diversità all’eguale dignità”, Ceka Kasmi Nazmie dell’associazione Senza confini di Ancona, su “La figura del mediatore culturale”, Don Virgilio Colmegna, presidente di Casa della carità di Milano, su “La cultura dell’accoglienza”, la dottoressa Laura Arduini, responsabile di psichiatria nella Casa della carità di Milano, la professoressa Maria Elena Ridolfi, responsabile del Centro di salute mentale di Fano, presidente italiano Nea-Bpd e membro della Società internazionale per lo studio dei disturbi di personalità. Dalle ore 18:15 si è aperta una tavola rotonda introdotta e moderata da Marina Bargnesi, assessore alle Politiche sociali e pari opportunità del Comune di Fano, a cui hanno partecipato Margherita Angeletti Presidente Simm regionale (Società italiana medicina delle migrazioni), il dr. Riccardo Borini, coordinatore dell’Ambito Territoriale Sociale 6 Fano, Pino Longobardi, della cooperativa Labirinto, Stefania Poeta, della Caritas Diocesana, e la dr.ssa Maria Elena Ridolfi, responsabile del Csm Fano. Dietro l’idea del seminario non vi è la volontà di cavalcare un tema che ha invaso i media, le prime pagine dei giornali, dei telegiornali, e i social network, perché il rapporto tra migrazione e salute mentale è un tema antico, oggetto della “psichiatria comparata” già dal 1903. Pur essendo noto a tutti il legame tra psiche e radici culturali, l’ondata migratoria di questi anni e la quantità di casi che le strutture di salute mentale si trovano ad affrontare hanno trovato impreparati molti addetti ai lavori. In alcuni brani del prof. Borgna, che per motivi di salute non ha potuto presenziare all’incontro, si parla di “una psichiatria che rinuncia alle distanze, una psichiatria dialogica, partecipativa, con pazienti e familiari, una psichiatria che diventa comunità di cura e di destino, rifiutando l’utopia farmacologica e rendendo il farmaco un aiuto al rapporto, e non lo scopo di una terapia”.

La giornata di lavoro ha messo a confronto esperienze locali con esperienze di altre città, ricordando come la psicologia, la psichiatria, la psicanalisi scontino un grande ritardo, che le domande poste oggi dai migranti fanno emergere in maniera drammatica: il sé e l’io vissuti dal migrante non sono unitari e il migrante si torva a divenire un altro se stesso a seconda dei contesti culturali in cui si trova a vivere, anche quando torna al suo paese.